Raccolta e deposito di oli vegetali esausti

 

Si tratta di un rifiuto non pericoloso, ma altamente inquinante per l’ambiente, in quanto, fino all’introduzione delle apposite normative, quintali di olio ogni giorno venivano dispersi nelle fognature causando un notevole impatto nel sottosuolo. Qui si deposita come un film sottilissimo attorno alle particelle di terra, formando così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendone l’assunzione delle sostanze nutritive. Non è da escludere nemmeno un eventuale raggiungimento dei pozzi d’acqua potabile, anche molto lontani, rendendoli così inutilizzabili; infatti, basta un litro d’olio mescolato a un milione di litri d’acqua per alterare il gusto nei limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che invece raggiunge qualsiasi specchio d’acqua superficiale può andare a formare una sottile pellicola impermeabile la quale impedisce l’ossigenazione e compromette quindi l’esistenza della flora e della fauna.

Lo smaltimento di questa enorme quantità di residuo oleoso provoca inconvenienti anche laddove esistono impianti fognari adeguati, in quanto può pregiudicare il corretto funzionamento dei depuratori, influenzando negativamente i trattamenti biologici e rendendoli diseconomici. Per questo, nella fase preliminare del trattamento, risulta necessaria la realizzazione di appositi disoleatori, basati sul principio della flottazione, per separare sotto forma di materiale galleggiante gli oli e i grassi presenti nei liquami.

In sostanza, solo un corretto e controllato smaltimento dell’olio vegetale usato può quindi garantire la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

Le aziende che si occupano del recupero di olio esausto vegetale hanno aderito al C.O.N.O.E., (Consorzio Nazionale Oli Esausti) costituito ai sensi dell’art. 47 del D.lgs. 22/1997, che svolge essenzialmente una funzione di controllo sulla raccolta e sull’utilizzo del prodotto diventato tossico per l’alimentazione, da rivendere alle industrie di depurazione, le quali a loro volta lo cederanno ad altre per la produzione di biodiesel, cosmesi, recupero energetico, etc.

La raccolta di olio vegetale usato è iniziata con gli operatori di ristorazione (ristoranti, pizzerie, laboratori di pasticcerie, mense ecc.) consapevoli che l’olio raccolto costituisce solo una parte, anche se significativa, della quantità totale. Per questo è stata intrapreso un progetto pilota per la raccolta più capillare di questo rifiuto, estendendola anche ai privati cittadini, in quanto, un’altra enorme fonte di dispersione nell’ambiente di olio vegetale usato, è quella prodotta dall’olio riversato negli impianti fognari come rifiuto domestico. Sono quantità singolarmente poco significative, ma incredibilmente grandi considerate nella loro globalità: 210 milioni di litri all’anno, pari a circa 3,8 Kg. ad abitante.

Raccogliere anche questo olio risulta un’impresa difficilissima, che diventa impossibile, se non si riesce ad attivare la collaborazione dei singoli cittadini e delle amministrazioni locali. Affinchè ciò avvenga è fondamentale la presenza dell’informazione e della consapevolezza. Solo l’organizzazione di un servizio di raccolta capillare fin dall’ambito domestico consentirebbe quindi di recuperare anche questa ingente quantità di olio, attualmente versato nei lavandini.

Nel progetto, ogni singolo produttore domestico dovrebbe impegnarsi a conferire l’olio vegetale esausto presso appositi contenitori dislocati in spazi di aree commerciali, messi a disposizione con la partecipazione degli enti pubblici. La possibile confusione tra le tipologie d’olio minerale e olio vegetale, per la quale detti rifiuti possano essere erroneamente miscelati, causando un vero e proprio problema di smaltimento per l’impossibilità del loro riutilizzo, impone che i contenitori vengano posizionati in appositi spazi controllati. Questo, insieme ad una certa inerzia degli enti locali e ad un investimento non supportato dai quantitativi inizialmente recuperabili dalla produzione domestica è stato, fino ad oggi, uno dei limiti del decollo di un piano di raccolta organico che coinvolgesse tutti i cittadini. Questi ultimi, inoltre, anche se armati di buon volontà, non sanno ancora dove o come conferire la loro piccola ma significativa quantità di rifiuto.

 

 

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